Tremonti, un ministro in caduta libera

Un Ministro in caduta libera

di Gaetano Vessichelli

“Si, d’accordo, non è della mia parte politica e non lo voterò mai però bisogna ammettere che è una persona seria e non mi dispiace affatto”. E’ capitato a tutti, almeno una volta, sostenere o ascoltare qualcosa di simile. Un fenomeno di democrazia, un atto di tolleranza, un senso di critica costruttiva, un tentativo di intraprendente visione della politica. C’è sempre un politico rispettato oltremodo, anche se l’orientamento partitico cozza con il vostro: quante volte abbiamo ascoltato il nostro amico antiberlusconiano sostenere che Gianfranco Fini “è una persona obiettiva”, quanti di noi hanno dibattuto con elettori del centrodestra sulla verve di Fausto Bertinotti. Nell’elite “del politico comunque bravo” ha sempre avuto un ruolo da “titolare” l’attuale Ministro dell’Economia Giulio Tremonti: personaggio deciso, duro ma allo stesso tempo sicuro di sé e preparato sui temi scottanti e delicati della recessione economica figlia di una globalizzazione spietata. Tremonti è la mente del gruppo per i suoi elettori, è un uomo preparato per i suoi oppositori, è “il politico rassicurante” per gli indecisi del voto. Lo abbiamo ascoltato in questi anni ostentare sicurezze ed azzardare previsioni: s’è prestato, dopo il precedente governo di centrodestra, a segnalare gli errori del tecnico Padoa-Schioppa fino a riappropriarsi dello scettro più delicato di Palazzo Chigi. Entrare nell’elite “del politico comunque bravo” è un’impresa di non poco conto, restare però lo è ancor di più.
L’impressione è che Tremonti ha perso terreno e tanta gente, dinanzi alle sue ultime affermazioni, ha avanzato dubbi: le mie orecchie hanno udito le dure critiche e le prime perplessità sul suo operato al Governo, da parte di suoi inguaribili sostenitori nei posti dove io opero.
Tremonti non incanta più: le difficoltà a governare la finanza pubblica lo stanno scolorendo: “La crisi è a un punto di svolta oramai – ha sostenuto il ministro pochi giorni fa – la parte più difficile è alle spalle e il grande incubo è lontano, finito, scongiurato”. La Marcegaglia gli ha fatto subito eco. Ora, se le stime del Fondo Monetario Internazionale valgono qualcosa, se l’esportazione è crollata, se gli addetti ai lavori degli altri paesi giurano che non si uscirà da questo pantano prima del 2010 (e l’Italia è data in ritardo sulla tabella di recupero) trovo quantomeno discutibili tali dichiarazioni. Qualcosina non torna se il giorno dopo il pericolo scampato la Borsa scende a meno quattro. Il Ministro dell’Economia deve combattere con una situazione difficile: negli ultimi mesi Istat e Bankitalia ripetono la solfa evidenziando che il debito italiano ha raggiunto un nuovo record, mentre le entrate, pur crescendo, stanno rallentando e la spesa pubblica è tutt’altro che sotto controllo. Difficile ostentare sicurezze in questo delicato periodo, d’accordo, ma una errore può capitare.
Il problema è che Tremonti gli errori li colleziona come dimostra il papocchio del mancato “Election day” dopo i muscoli mostrati dalla Lega Nord sempre più elemento vitale del Governo: “Il Referendum era meglio non farlo – ha affermato Tremonti – i costi li paghino i referendari, sono a carico dei promotori. Non metteremo mai le mani nelle tasche dei cittadini perché nel bilancio pubblico ci sono le risorse per finanziare la ricostruzione privata e pubblica”. Fare a meno di un Referendum? Se la memoria non mi inganna nel 1994 grazie ai referendari guidati dalle liste del Patto Segni arrivò in parlamento un tal Giulio Tremonti e, comunque sia, chiedere di non fare un referendum non è una risposta brillante…ecco…non è una risposta da “politico comunque bravo”.
Questione tasse: anche qui il Ministro zoppica. All’affermazione “nessuno pagherà per l’Abruzzo” molti hanno storto il naso visto che non ci sono nemmeno i soldi per mantenere in vita le Guardie Mediche nei piccoli centri del Meridione già a forte rischio desertificazione. Anche le certezze della cara “social-card” sono state messe in discussione da un’abile servizio giornalistico.
La finanza creativa di Tremonti scricchiola e la storia della cattiva gestione delle risorse non incanta più. Nel suo futuro lo aspetta la grande prova delle risorse: l’uomo del primo “swap” resta al suo posto per ora, difficilmente rientrerà nell’elite “del politico comunque bravo”.

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