Digitale terrestre, una forzatura

di Gaetano Vessichelli

 

Ci siamo: il digitale terreste è realtà. Da settimane e settimane gli italiani hanno dato il via all’acquisto dei televisori con il ddt (decoder digitale terrestre). Con le dovute e giustificate perplessità. C’è scetticismo in giro ed ancora non s’è capito se la“rivoluzione digitale” inserita nel decreto legge 159/2007 recante “Interventi urgenti in materia economico-finanziaria per lo sviluppo e l’equità sociale” sia un vero e proprio bivio delle telecomunicazioni oppure una diabolica operazione di business che ha costretto gli italiani ad essere, loro malgrado, i protagonisti. Qualche dubbio viene eccome: nell’era della banda larga (fibra ottica, reti Wi-Fi, sistemi mobili UMTS solo per citare degli esempi) si privilegia una tecnologia che non sostiene né alcuno sviluppo infrastrutturale (ricordiamo che i contribuiti sono destinati all’acquisto di un decoder mentre un buon 30% della popolazione nazionale non ha nemmeno ADSL, vedi aree interne del Mezzogiorno) né tantomeno si propone di far maturare l’informatizzazione delle famiglie italiane. Il digitale terrestre non è altro che una modalità di trasmissione: non viene più occupata una frequenza da ogni emittente ma tutti potranno trasmettere sulla stessa o su gruppi di frequenza comuni
Il segnale unico che arriverà così nelle nostre case verrà decodificato da un apposito dispositivo detto “Decoder” che, in base al canale da noi prescelto, decodificherà solo la parte dei segnali di nostro interesse. Inizialmente il Governo ha giurato che non era necessario modificare l’impianto d’antenna esistente: poi qualcosa è cambiato ed ora sono doverosi i controlli agli impianti per non restare isolati. I costi? Per i consumatori, in una famiglia tipo, con due televisori, il passaggio al dtt si aggira attorno ai 150 euro. Allo stato, il tetto di spesa complessiva, si aggira attorno ai 30milioni di euro. Facciamo un passo indietro però e vediamo a come s’è arrivati a questa digitalizzazione forzata:
punto di partenza è una data: 31 dicembre 2003. Entro la mezzanotte dell’ultimo dell’anno, Retequattro, il canale Mediaset, era destinato a saltare e passare sul satellite. Il passaggio lo stabiliva nel 1994 una sentenza della Corte costituzionale. Dopo poco tempo si attiva questa “riforma di sistema”, così chiamata dal suo creatore, Maurizio Gasparri. Diciamoci la verità: il mercato non ne aveva assolutamente bisogno! I telespettatori potevano tranquillamente continuare a sedersi davanti ai loro amati apparecchi analogici senza cambiare televisori e antenne. Dunque: per non perdere Retequattro bisogna passare al digitale? Per passare al digitale bisogna imporlo per legge, perché il mercato non se lo fila per niente? Per imporlo bisogna obbligare le tv esistenti a comprare, e in fretta, frequenze?

Nel frattempo nei negozi di elettrodomestici non sanno cosa farsene dei vecchi televisori e i negozianti devono smaltire la giacenza visto che da oggi sono in esposizione solo tv con il bollino bianco “DG TV”. I televisori senza decoder integrato sono infatti banditi dall’esposizione al pubblico perché la vendita è espressamente vietata per legge dal 3 aprile scorso. Le “vittime” privilegiate sono soprattutto gli anziani che si aggirano con aria interrogativa tra le televisioni in esposizione e si sentono ripetere che la “sua tv non va più bene”…

Annunci

Una risposta a “Digitale terrestre, una forzatura

  1. Io sono fermamente convinta che sia una trovata economica del nostro caro nano… non lo comprerò mai il digitale terrestre…mai!!!!!!!Non capisco come un’imposizione cosi pesante faccia stare tranquilli tutti gli italiani…che senza fiatare fanno le file nei centri commerciali per acquistare il digitale.
    Lo schifo è che il digitale terrestre lo produce AMSTRAD.
    Basta andare su wikipedia per leggere:
    […]Successivamente, Amstrad iniziò a dedicarsi a sistemi dedicati di telefonia ma principalmente sul mercato inglese, nello stesso tempo faceva però nascere Amstrad International, un’azienda parallela che poneva il suo marchio su prodotti provenienti dalla Cina. In Italia nacque, quasi contemporaneamente, Amstrad Italia, con una grande linea di prodotti di tutti i tipi, ma di fascia strettamente economica (lettori DVD, televisori, stereo portatili, lettori MP3, ventilatori, macchine per la cucina, videogiochi a 8 bit compatibili NES, cellulari): tutti prodotti in Cina, ma importati regolarmente e con una garanzia ufficiale Amstrad. Amstrad Italia è un marchio gestito da Solari.com srl, azienda amministrata da Paolo Berlusconi. Testimonial ufficiale dei suoi prodotti è stata la soubrette Natalia Estrada. Attualmente l’azienda è in liquidazione.
    Dal 2005 Amstrad Italia produce una linea di decoder interattivi, grazie a una convenzione con il colosso televisivo satellitare SKY.

    Paolo Berlusconi chi è?????

    Paolo nasce nel 1949 a Milano, terzogenito di una famiglia della borghesia milanese: è fratello minore di Silvio (1936) e Maria Antonietta (1943 – 2009).
    Nel 1990 con l’entrata in vigore di una nuova legge sulle televisioni e i giornali (la legge Mammì), che introduceva la proibizione per chi detenesse la proprietà di un canale televisivo di avere contemporaneamente il controllo di un quotidiano, Silvio Berlusconi (editore di tre canali televisivi nazionali) cedette la società editrice Il Giornale a suo fratello Paolo di cui tutt’oggi è editore, rimanendo azionista, attraverso il gruppo Mondadori, solo con una quota di minoranza.
    Nei primi anni novanta, la Paolo Berlusconi Finanziaria s.r.l. acquisì da parte del gruppo Fininvest anche le attività edili (Italcantieri) ed immobiliari (gruppo Edilnord), oltre a quelle commerciali del Girasole, attive nella distribuzione tessile (Zambaiti). La PBF srl (con la figlia Alessia) detiene il 51% della Solari.com srl che dal sito risulta essere in liquidazione dal 30 gennaio 2008. Socio di minoranza, con il 49%, Giovanni Cottone su cui gravano pesanti sospetti di appartenenza alla malavita organizzata (fonte AntimafiaDUEMILA.com). La Solari.com è distributrice Amstrad, la quale, specializzata nel settore elettronico, ha cominciato a commercializzare i decoder DVB-T per digitale terrestre a gennaio 2005; lo stesso mese in cui è stato lanciato il servizio pay per view Mediaset Premium. Nel 2006 la Solari.com srl ha acquisito il marchio Garelli e da allora commercializza con questo logo gli scooter cinesi della Baotian Motorcycle Industrial Company.

    Beh…coincidenze!?!?!?!?!?
    E’ LETTERALMENTE ASSURDO TUTTO QUESTO …. !!!!!!!!!!!!! PERCHè OBBLIGARE LA GENTE???PERCHè UNO STUDENTE DOVREBBE SPENDERE 30 EURO PER COMPRARE IL DIGITALE PER POTER CONTINUARE A VEDERE QUEL PO DI TELEVISIONE CHE HA SEMPRE VISTO SOLO LA SERA????PERCHè LE FAMIGLIE SPENDONO DEI SOLDI PER FAR VEDERE AI PROPRI FIGLI LO SCHIFO CHE VIENE MANDATO IN ONDA A TUTTE LE ORE???PERCHè NON LASCIAE LA LIBERTà DI SCELTA…???PERCHè COSTRINGERMI A BUTTARE IL TELEVISORE CHE MI HANNO REGALATO ALLA FESTA DI 18 ANNI, VISTO CHE SENZA DIGITALE è INUTILIZZABILE???…PERCHè FARE TUTTO QUESTO PER CONTINUARE A FAR ARRICCHIRE UNA FAMIGLIA CHE DI PROBLEMI ECONOMICI DI CERTO NON HA??????????????VOGLIO CAPIRNE IL SENSO…PERCHè PIU CI RIFLETTO E MENO SENSO CI TROVO…..
    SN INCAZZATA NERA…………..

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...