Archivi categoria: Ambiente

Ancora spettro discarica nel Sannio

di Gaetano Vessichelli

 

Forti polemiche e contestazioni nei confronti del Sottosegretariato ai rifiuti e della Regione inoltre sono insorte in Sala Consiliare alla Rocca dei Rettori, presso la Provincia di Benevento, dove si svolgeva l’incontro sulla provincializzazione rifiuti: alcuni cittadini comuni di Paduli e Sant’Arcangelo Trimonte, presenti in aula, hanno sollevato il caso della presunta volontà del Sottosegretariato di ampliare la discarica regionale di Sant’Arcangelo sfociando nel territorio di Paduli: ben 23 ettari confinanti con la discarica di contrada Nocecchia, verranno espropriati temporaneamente per la “realizzazione di indagini geognostiche propedeutiche alla realizzazione di opere volte allo spostamento del traliccio di sostegno della linea Media Tensione”. I comitati però credono che questo sia un pretesto per pianificare un ampliamento dell’attuale discarica di S.Arcangelo Trimonte. In allarme il Comune di Paduli: il sindaco Feleppa ha convocato un consiglio straordinario per affrontare l’argomento e decidere le eventuali determinazioni a difesa del territorio.”Il timore – ha detto Feleppa – nasce spontaneo anche perche’ si sta gia’ provvedendo ad una serie numerosa di carotaggi del terreno su tutta l’area dei venti ettari mentre tale procedura potrebbe rappresentare l’avvio del percorso che porta alla realizzazione di un allargamento della discarica sul territorio di Paduli con un’aggravante: il terreno sarebbe idoneo per realizzare una discarica addirittura due volte maggiore di quella insistente sul territorio di Sant’Arcangelo Trimonte”. L’assessore provinciale all’ambiente Gianluca Aceto ha affermato di non avere alcuna notizia ufficiale o ufficiosa in merito ad un presunto ampliamento della discarica e di attendere notizie dal Sottosegretariato. L’assessore ha definito “legittimi” di dubbi dei cittadini e si è detto “preoccupato” per la situazione.

Greenpeace, blitz al Colosseo: no a legno illegale!

“African forest destruction sponsored by Metro”. E’ lo striscione rosso che una decina di attivisti di Greenpeace in tuta arancione hanno affisso all’entrata della stazione della linea B della metro di Roma, di fronte al Colosseo. L’iniziativa dell’associazione ambientalista per protestare contro l’acquisto, da parte di Metro spa di Roma -la società che gestisce al metropolitana- di una partita di legno, secondo Greenpeace “tagliato illegalmente”. Altri attivisti sono in azione al porto di Ravenna dove si trova il carico di legno.

Gli attivisti sono intervenuti per marchiare il legname a cui si sono incatenati chiedendo l’intervento del Corpo Forestale dello Stato e dell’ente certificatore Fsc, ha spiegato una portavoce di Greenpeace. La maggior parte del carico giunto a Ravenna – sostiene una nota – è stato acquistato dall’azienda Interwood Srl, che ha recentemente vinto un appalto di 720 mila euro con MeT.Ro Roma Spa, l’azienda responsabile della gestione e dell’ampliamento della metropolitana di Roma. Interwood, informata da Greenpeace, si è dimostrata disponibile a un incontro per dare spiegazioni e stabilire un dialogo.

Quando il cioccolato accende la luce elettrica…

Una grande azienda produttrice di cioccolato e la compagnia elettrica statale del New Hampshire hanno firmato un accordo per una centrale elettrica ‘a cioccolato’. Non sara’ il prezioso e gustoso cioccolato a bruciare per l’ illuminazione delle case di questo Stato ma qualcosa di molto simile. Verranno bruciati, Infatti, i gusci dei semi di cacao, sottoprodotto di scarto del processo lavorativo, che verranno ridotti in polvere e miscelati al carbone con un rapporto di 1 a 33. Si avra cosi’ anche la possibilita’ di smaltire un rifiuto altrimenti destinato alla discarica o al compostaggio. Sara’ tentata, quindi, l’introduzione sul mercato delle biomasse di questa nuove specie.

Mediterraneo inquinato e i molluschi cambiano sesso

L’inquinamento nel Mediterraneo sta cambiando il sesso ai molluschi. E’ solo uno degli effetti del degrado ambientale che sta modificando profondamente il nostro mare. Il responsabile della ”mascolinizzazione della popolazione” di murici (molluschi bioindicatori) e’ un composto presente nella vernice delle imbarcazioni (il tributilsragno, Tbt) che causa la comparsa di veri e propri organi sessuali maschili nelle femmine sottoposte alle concentrazioni piu’ elevate. Non solo: l’abbattimento delle barriere biogeografiche (canale di Suez) sta provocando il cambiamento della biodiversita’.

E’ quanto emerge dalle analisi effettuate dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (l’Ispra, ex Icram), nell’ambito del progetto europeo MonItaMal, in collaborazione con l’universita’ di Malta e il parco scientifico e tecnologico della Sicilia, sull’ambiente marino Mediterraneo, con particolare riferimento alle isole di Malta e Lampedusa. Secondo lo studio nel canale di Sicilia si registra una buona qualita’ delle acque che pero’ si riempie di inquinanti (pesticidi), come il Ddt (ormai bandito), in aree antropizzate come gli scarichi fognari di Malta. In tutto il Mediterraneo si contano ben 110 specie esotiche, pari a circa il 15% dell’intera ittiofauna, circa 50 specie a affinita’ termofila in espansione verso nord, e nell’area del canale di Sicilia si registrano 10 nuove specie provenienti dal mar Rosso e 12 dall’oceano Atlantico

Crisi? Mangiamo gli squali!

Bruxelles vuole salvare gli squali: un terzo di quelli che vivono nei fondali delle acque europee sono gia’ a rischio estinzione, inoltre la crisi economica li ‘spinge’ sempre piu’ nel piatto dei consumatori. Anche gli italiani ne apprezzano la qualita’ e soprattutto il prezzo particolarmente vantaggioso, che aiuta a far quadrare il bilancio delle famiglie. Ma l’eccessivo sfruttamento viene soprattutto dal mercato illegale delle pinne, quelle di alcune specie sono fortemente richieste in Oriente, dove la zuppa di pinne di squalo e’ considerata una vera e propria prelibatezza. ”Molto spesso quando acquistano una fetta di spinarolo, smeriglio, palombo o verdesca, le casalinghe non sanno di mettere in tavola carne di squalo, e di alcune specie minacciate di estinzione” spiega Eleonora de Sabata di ‘Med Sharks’ che insieme ai rappresentanti di ‘Mare Vivo’, di ‘Cts ambiente’ e delle organizzazioni riunite nell’Alleanza per gli squali (Shark Alliance) hanno salutato oggi a Bruxelles il piano d’azione presentato dal commissario europeo alla pesca Joe Borg. ”Proteggere gli squali, era ora” si poteva leggere nel grande manifesto che i rappresentanti di ‘Shark Alliance” brandivano oggi a Bruxelles, insieme a squali in miniatura, all’entrata del Palazzo Berlaymont, il quartier generale della Commissione europea. La sfida e’ quindi duplice: intervenire sull’attivita’ di pesca, rafforzando i controlli e le ispezioni, ma anche sviluppare un consumo responsabile. Lo stesso commissario Borg, nell’illustrare il primo piano d’azione in assoluto dell’Ue a favore degli squali ha ammesso che e’ piu’ che mai necessario intervenire a livello mondiale: ”tra il 1984 e il 2004 le catture nel mondo sono passate da 600.000 a piu’ di 810.000 tonnellate. Solo in Europa se ne pescano 100.000 tonnellate l’anno, la meta’ nell’Atlantico e nel Mare del Nord”. Quanto alle maglie troppo larghe, rispetto al bando in vigore nell’Ue dal 2003 sulla pratica del taglio delle pinne, il commissario ammette che e’ il momento di dare un ulteriore giro di vite su controlli, ispezioni e obbligo di scaricare in porto le carcasse degli squali a cui si e’ tagliato le pinne. Spagna e Portogallo sono i paesi in cui questa pratica e’ piu’ diffusa, ma anche loro sembrano decisi a voltar pagina. Tra le proposte del piano d’azione che Borg punta a fare approvare entro quest’anno, c’e’ l’impegno a raccogliere tutte le informazioni necessarie per meglio conoscere gli squali sotto il profilo biologico e il loro ruolo nell’ecosistema marino. Bruxelles e’ anche pronta a individuare aree sensibili in Europa dove poterli proteggere.

Prima eco-raffineria italiana

Arriva il gas ultrapulito ottenuto da percolato, olio esausto e liquami. Il carburante ‘naturale’ si chiama Magnegas e l’ideatore della macchina che lo produce e’ Ruggero Santilli, presidente dell’Ibr (Institute for basic research) in Florida. Presto, uno di questi mini-reattori arrivera’ in Italia grazie all’iniziativa dell’associazione Futuridea. L’installazione, prevista tra marzo e aprile con sperimentazione sui reflui dei frantoi, in provincia di Benevento, sara’ alimentata da pale eoliche, creando la prima eco-raffineria. A sostegno di questa iniziativa, presentata oggi a Roma, sara’ depositata domani, in Commissione Trasporti della Camera, una proposta di legge del deputato del Pd, Costantino Boffa. La proposta e’ finalizzata alla ”promozione di sistemi di mobilita’ a alta sostenibilita’, attraverso l’istituzione, presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, di un Fondo a favore della ricerca, dello sviluppo e dell’ innovazione”. Con il Fondo, illustra Boffa, si intende promuovere interventi di filiera” sull’idrogeno, ”sistemi per i combustibili ultrapuliti”, fino ai prototipi e alle procedure di omologazione. In un particolare tipo di trattamento, il Magnegas, spiega Santilli, arriva a produrre, attraverso un riciclaggio continuo ”anche 1,2 milioni di litri di carburante” da 1.000 litri di scarti liquidi, una moltiplicazione dovuta al passaggio da liquido a gassoso.

130 pesticidi nelle acque d’Italia!

Pesticidi nelle acque italiane. Sono circa 130 (131 per l’esattezza) i pesticidi diversi trovati e nel 36,6% dei casi, le concentrazioni superano i limiti di legge delle acque potabili. Questi i dati 2006 contenuti nel dossier ”Residui di prodotti fitosanitari nelle acque-Rapporto annuale, dati 2006” realizzato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) e reso noto oggi. I risultati del monitoraggio 2006, quindi, ”confermano e rendono piu’ evidente uno stato di contaminazione gia’ rilevato negli anni precedenti”. Per alcune sostanze, la contaminazione e’ molto diffusa e interessa sia le acque superficiali, sia quelle sotterranee di diverse regioni ”e prefigura la necessita’ di interventi di mitigazione dell’impatto”. In particolare, in Italia si impiegano circa 300 tipi di sostanze diverse, per un quantitativo complessivo di circa 150.000 tonnellate all’anno. I dati relativi al 2006 mostrano una contaminazione diffusa nelle acque superficiali, dove e’ stata riscontrata nel 57,3% dei 1.123 punti di monitoraggio, nel 36,6% dei casi con concentrazioni superiori ai limiti previsti dalla legge per le acque potabili. Nelle acque sotterranee, invece, sono risultati contaminati a diverso grado il 31,5% dei 2.280 punti totali di rilevamento, con il superamento dei limiti di potabilita’ nel 10,3% dei casi.

Nel 2006 sono 18 le regioni che hanno trasmesso i dati all’ Ispra. Sono stati monitorati complessivamente 3.403 punti, per un totale di 11.703 campioni e 439.305, con un buon incremento, rispetto agli anni precedenti, della copertura territoriale e della significativita’ delle indagini (per il 2005, ad esempio, le misure erano 282.774). Inoltre, rileva il rapporto Ispra, nelle acque si ritrovano tutte le tipologie di sostanze, ma gli erbicidi sono quelle piu’ comunemente rinvenute, fatto spiegabile sia con la loro modalita’ di utilizzo, che puo’ avvenire direttamente al suolo, sia con il periodo dei trattamenti, in genere concomitante con le precipitazioni piu’ intense che, attraverso il ruscellamento e l’infiltrazione, ne determinano un trasporto piu’ rapido nei corpi idrici superficiali e sotterranei. Tra le contaminazioni piu’ diffuse, secondo l’Ispra, ”vi e’ quella dovuta alla terbutilazina, utilizzata in particolare nella coltura del mais e del sorgo. La contaminazione e’ diffusa in tutta l’area padano-veneta ed evidenziata anche in alcune regioni del centro-sud: e’ stata trovata nel 51,0% dei punti di campionamento delle acque superficiali e nel 15,8% di quelli delle acque sotterranee indagate”.

Da segnalare ancora ”la presenza diffusa di atrazina, sostanza ormai da lungo tempo fuori commercio. Senza poter escludere casi di uso illegale, i dati e le valutazioni effettuate – rileva l’Ispra – dimostrano che quello misurato e’ essenzialmente il residuo di una contaminazione storica, dovuta al forte utilizzo della sostanza nel passato”. Nel mirino dei rilievi anche le miscele di sostanze diverse. ”La loro presenza nei campioni analizzati (sono state rilevate fino a 18 sostanze diverse nelle acque superficiali e fino a 8 in quelle sotterranee) – afferma l’Ispra – e le lacune conoscitive sui possibili effetti cumulativi che possono derivarne impongono una particolare cautela anche verso i livelli di contaminazione piu’ bassa”.   ansa