Archivi categoria: Primo Piano

Digitale terrestre, una forzatura

di Gaetano Vessichelli

 

Ci siamo: il digitale terreste è realtà. Da settimane e settimane gli italiani hanno dato il via all’acquisto dei televisori con il ddt (decoder digitale terrestre). Con le dovute e giustificate perplessità. C’è scetticismo in giro ed ancora non s’è capito se la“rivoluzione digitale” inserita nel decreto legge 159/2007 recante “Interventi urgenti in materia economico-finanziaria per lo sviluppo e l’equità sociale” sia un vero e proprio bivio delle telecomunicazioni oppure una diabolica operazione di business che ha costretto gli italiani ad essere, loro malgrado, i protagonisti. Qualche dubbio viene eccome: nell’era della banda larga (fibra ottica, reti Wi-Fi, sistemi mobili UMTS solo per citare degli esempi) si privilegia una tecnologia che non sostiene né alcuno sviluppo infrastrutturale (ricordiamo che i contribuiti sono destinati all’acquisto di un decoder mentre un buon 30% della popolazione nazionale non ha nemmeno ADSL, vedi aree interne del Mezzogiorno) né tantomeno si propone di far maturare l’informatizzazione delle famiglie italiane. Il digitale terrestre non è altro che una modalità di trasmissione: non viene più occupata una frequenza da ogni emittente ma tutti potranno trasmettere sulla stessa o su gruppi di frequenza comuni
Il segnale unico che arriverà così nelle nostre case verrà decodificato da un apposito dispositivo detto “Decoder” che, in base al canale da noi prescelto, decodificherà solo la parte dei segnali di nostro interesse. Inizialmente il Governo ha giurato che non era necessario modificare l’impianto d’antenna esistente: poi qualcosa è cambiato ed ora sono doverosi i controlli agli impianti per non restare isolati. I costi? Per i consumatori, in una famiglia tipo, con due televisori, il passaggio al dtt si aggira attorno ai 150 euro. Allo stato, il tetto di spesa complessiva, si aggira attorno ai 30milioni di euro. Facciamo un passo indietro però e vediamo a come s’è arrivati a questa digitalizzazione forzata:
punto di partenza è una data: 31 dicembre 2003. Entro la mezzanotte dell’ultimo dell’anno, Retequattro, il canale Mediaset, era destinato a saltare e passare sul satellite. Il passaggio lo stabiliva nel 1994 una sentenza della Corte costituzionale. Dopo poco tempo si attiva questa “riforma di sistema”, così chiamata dal suo creatore, Maurizio Gasparri. Diciamoci la verità: il mercato non ne aveva assolutamente bisogno! I telespettatori potevano tranquillamente continuare a sedersi davanti ai loro amati apparecchi analogici senza cambiare televisori e antenne. Dunque: per non perdere Retequattro bisogna passare al digitale? Per passare al digitale bisogna imporlo per legge, perché il mercato non se lo fila per niente? Per imporlo bisogna obbligare le tv esistenti a comprare, e in fretta, frequenze?

Nel frattempo nei negozi di elettrodomestici non sanno cosa farsene dei vecchi televisori e i negozianti devono smaltire la giacenza visto che da oggi sono in esposizione solo tv con il bollino bianco “DG TV”. I televisori senza decoder integrato sono infatti banditi dall’esposizione al pubblico perché la vendita è espressamente vietata per legge dal 3 aprile scorso. Le “vittime” privilegiate sono soprattutto gli anziani che si aggirano con aria interrogativa tra le televisioni in esposizione e si sentono ripetere che la “sua tv non va più bene”…

Tremonti, un ministro in caduta libera

Un Ministro in caduta libera

di Gaetano Vessichelli

“Si, d’accordo, non è della mia parte politica e non lo voterò mai però bisogna ammettere che è una persona seria e non mi dispiace affatto”. E’ capitato a tutti, almeno una volta, sostenere o ascoltare qualcosa di simile. Un fenomeno di democrazia, un atto di tolleranza, un senso di critica costruttiva, un tentativo di intraprendente visione della politica. C’è sempre un politico rispettato oltremodo, anche se l’orientamento partitico cozza con il vostro: quante volte abbiamo ascoltato il nostro amico antiberlusconiano sostenere che Gianfranco Fini “è una persona obiettiva”, quanti di noi hanno dibattuto con elettori del centrodestra sulla verve di Fausto Bertinotti. Nell’elite “del politico comunque bravo” ha sempre avuto un ruolo da “titolare” l’attuale Ministro dell’Economia Giulio Tremonti: personaggio deciso, duro ma allo stesso tempo sicuro di sé e preparato sui temi scottanti e delicati della recessione economica figlia di una globalizzazione spietata. Tremonti è la mente del gruppo per i suoi elettori, è un uomo preparato per i suoi oppositori, è “il politico rassicurante” per gli indecisi del voto. Lo abbiamo ascoltato in questi anni ostentare sicurezze ed azzardare previsioni: s’è prestato, dopo il precedente governo di centrodestra, a segnalare gli errori del tecnico Padoa-Schioppa fino a riappropriarsi dello scettro più delicato di Palazzo Chigi. Entrare nell’elite “del politico comunque bravo” è un’impresa di non poco conto, restare però lo è ancor di più.
L’impressione è che Tremonti ha perso terreno e tanta gente, dinanzi alle sue ultime affermazioni, ha avanzato dubbi: le mie orecchie hanno udito le dure critiche e le prime perplessità sul suo operato al Governo, da parte di suoi inguaribili sostenitori nei posti dove io opero.
Tremonti non incanta più: le difficoltà a governare la finanza pubblica lo stanno scolorendo: “La crisi è a un punto di svolta oramai – ha sostenuto il ministro pochi giorni fa – la parte più difficile è alle spalle e il grande incubo è lontano, finito, scongiurato”. La Marcegaglia gli ha fatto subito eco. Ora, se le stime del Fondo Monetario Internazionale valgono qualcosa, se l’esportazione è crollata, se gli addetti ai lavori degli altri paesi giurano che non si uscirà da questo pantano prima del 2010 (e l’Italia è data in ritardo sulla tabella di recupero) trovo quantomeno discutibili tali dichiarazioni. Qualcosina non torna se il giorno dopo il pericolo scampato la Borsa scende a meno quattro. Il Ministro dell’Economia deve combattere con una situazione difficile: negli ultimi mesi Istat e Bankitalia ripetono la solfa evidenziando che il debito italiano ha raggiunto un nuovo record, mentre le entrate, pur crescendo, stanno rallentando e la spesa pubblica è tutt’altro che sotto controllo. Difficile ostentare sicurezze in questo delicato periodo, d’accordo, ma una errore può capitare.
Il problema è che Tremonti gli errori li colleziona come dimostra il papocchio del mancato “Election day” dopo i muscoli mostrati dalla Lega Nord sempre più elemento vitale del Governo: “Il Referendum era meglio non farlo – ha affermato Tremonti – i costi li paghino i referendari, sono a carico dei promotori. Non metteremo mai le mani nelle tasche dei cittadini perché nel bilancio pubblico ci sono le risorse per finanziare la ricostruzione privata e pubblica”. Fare a meno di un Referendum? Se la memoria non mi inganna nel 1994 grazie ai referendari guidati dalle liste del Patto Segni arrivò in parlamento un tal Giulio Tremonti e, comunque sia, chiedere di non fare un referendum non è una risposta brillante…ecco…non è una risposta da “politico comunque bravo”.
Questione tasse: anche qui il Ministro zoppica. All’affermazione “nessuno pagherà per l’Abruzzo” molti hanno storto il naso visto che non ci sono nemmeno i soldi per mantenere in vita le Guardie Mediche nei piccoli centri del Meridione già a forte rischio desertificazione. Anche le certezze della cara “social-card” sono state messe in discussione da un’abile servizio giornalistico.
La finanza creativa di Tremonti scricchiola e la storia della cattiva gestione delle risorse non incanta più. Nel suo futuro lo aspetta la grande prova delle risorse: l’uomo del primo “swap” resta al suo posto per ora, difficilmente rientrerà nell’elite “del politico comunque bravo”.

Armi, c’è il Mondo che spara…

La spesa militare mondiale non conosce crisi e nel 2007 è stata pari a 1.339 miliardi di dollari, il 2,5% del Prodotto nazionale lordo del Pianeta e ben 202 dollari a testa per ogni abitante della Terra. L’incremento in termini reali rispetto al 2006 è del 6% e del 45% rispetto al 1998, l’anno prima della caduta del muro di Berlino.
Sono alcuni dei dati contenuti nel SIPRI Yearbook 2008, dell’omonimo prestigioso centro studi sulla pace e sul disarmo di Stoccolma. L’istituto, come ogni anno, ha fatto il punto su tutti gli aspetti connessi al militare: spesa, commercio internazionale delle armi, armi nucleari chimiche e batteriologiche, missioni di peacekeeping, trattati sul controllo degli armamenti, ecc, un tomo di molte centinaia di pagine.
Il maggior contributo alla spesa militare internazionale è dato dagli USA con il 45% del totale mondiale 2007. Seguono a distanza Regno Unito, Cina, Francia e Giappone con il 4-5% ciascuno. Dal 2001 la spesa del Pentagono è cresciuta del 59% in termini reali, per gli enormi costi delle guerre in Afghanistan ed in Iraq.
Ecco la classifica degli sperperi. Primi come al solito gli USA con 547 miliardi di dollari costanti, il maggio livello di spesa dai tempi della seconda guerra mondiale. Seguono Regno Unito con 59,7 miliardi; la Cina con 58,3 raggiunge il terzo posto superando la Francia 53,6; più distanziate Giappone 43,6 Germania 36,9 e Russia con 35,4 miliardi. L’Italia si conferma all’ottavo posto assoluto con 33,1 miliardi (erano 29,9 nel 2006). Il Governo Prodi non ha penalizzato, quindi, tale spesa, nonostante il suo programma elettorale ne prevedesse una limitazione. Il Governo Berlusconi non muove un dito al riguardo.
L’Europa orientale è stata la regione con il maggior incremento 2007 (+15%) in gran parte dovuto all’aumento della spesa russa (+13%).
Un simile livello di spesa militare si registra mentre cresce giornio dopo giorno, la massa di diseredati, di coloro che riescono a sopravvivere con meno di un dollaro al giorno ed i numero degli affamati. I Grandi del mondo hanno evidenziato, nel recente vertice romano della FAO, la scelta politica di non voler affrontare il problema della distribuzione delle risorse, in primo luogo il cibo. Infatti, i dati SIPRI mettono in mostra il cinismo dei leader mondiali che, ancora una volta, hanno preferito armare i propri eserciti invece di sfamare i propri concittadini.
Anche il commercio delle armi è in espansione, nel periodo 2003-2007 rispetto agli anni 2002-2006. L’80% dell’export è opera di soli 5 Paesi USA (con il 31% delle vendite totali),Russia (26%), Germania (10% ),Francia (9%) e Regno Unito (4%).Segue l’Olanda (4%) mentre l’Italia nello stesso periodo si colloca al 7° posto con il 2%.
Il Sipri indica anche i principali clienti.: per Washington sono Corea del sud, Israele ed emirati Arabi Uniti; per la Russia sono Cina, india e Venezuela; per la Germania Turchia, Grecia e Sud Africa, per la Francia Emirati Arabi Uniti, Grecia ed Arabia Saudita, per il Regno Unito USA, Romania e Cile.
Da notare che fra i sopraindicati paesi vi sono 4 membri del Consiglio di Sicurezza ONU con potere di veto su 5.
I principali clienti sono invece, nell’ordine: Cina (con il 12% degli acquisti nel quinquennio 2003-2007),India (8%), Emirati Arabi Uniti (7%) Grecia (6%) e Corea del sud (5%).
Anche per i principali clienti il SIPRI fornisce l’elenco dei maggiori fornitori. Cina Russia, Ucraina e Francia; per l’India sono Russia Israele ed Uzbekistan; per gli Emirati Arabi sono Francia, USA e Germania, per la Grecia e per la Corea del sud sono USA, Francia e Germania.
Con riferimento alle regioni , l’Asia ha ricevuto il 375 delle armi totali, in particolare il Pakistan ha raddoppiato gli acquisti per lo più dagli USA, dalla Cina e dalla Francia. L’India è il n.1 del continente con un livello quadruplo rispetto al Pakistan ed ha il maggior fornitore nella Russia. .La Cina ha ridotto le compere di oltre il 60% nel 2007 rispetto al livello 2006, a causa della caduta delle esportazioni russe.
Il Medio Oriente si colloca al terzo posto dopo l’Europa, con 19%. Gli Emirati sono il principale importatore dell’area seguono Israele ed Egitto.
L’Africa ha ricevuto il 6% del totale (era il 5% nel periodo 2002-2006). Gran parte degli acquisti sono appannaggio di Algeria Marocco, .Libia e Tunisia. L’Africa subsahariana ha ricevuto invece il 2% delle armi complessive., in gran parte acquistate dal Sud Africa.
In particolare il Sudan ha ricevuto l’87% delle armi dalla Russia e l’8% dalla Cina. Mosca ha venduto 20 elicotteri e 12 aerei e Pechino altri 8 aerei, nonostante l’embargo ONU . Il Ciad, un altro Paese in guerra ha ricevuto 6 elicotteri , il Belgio ha consegnato 25 blindati e un aeree leggero dalla Svizzera. Ovviamente queste armi sono state usate in combattimento.
Le Americhe hanno ricevuto il 9% del totale ed il Sud America il 5%.

Quant’era bella la mia Onna…

Lo struggente articolo di Giustino Parisse de “Il Centro”.

 

 

Quanto era bella Onna quella notte, prima dello scossone orrendo. La luna rischiarava i vicoli: via dei Calzolai, via Oppieti, via dei Martiri, via Ludovici, via della Ruetta, via delle Siepi. Dentro, mille anni di storia e milioni di storie: uomini e donne che quel piccolo paese in fondo alla Valle dell’Aterno avevano costruito e amato. In quella orrenda notte abbiamo perso tutto: le vite umane, le case, il nostro paese.

Non sentirò più gli odori: da bambino a ogni passo c’era una stalla. Sotto gli animali, sopra gli uomini. Nei giorni di festa i profumi del pomodoro fresco per fare il sugo rallegrava il palato ancor prima di consumare il pasto. E poi le voci, la colonna sonora di un paese di gente semplice. Quella notte dopo lo scossone orrendo le voci non c’erano più. La luna rischiarava il silenzio. Il dolore tanto forte da spezzare le corde vocali. Quella notte era una bella notte. Nella mia casa c’erano due angeli, erano nel loro lettino. Riposavano. Attendevo già il rumorio di un mattino normale. Quando si alzavano per contendersi il bagno. La mamma che li chiamava: sbrigatevi, è tardi, la scuola vi attende. L’ultima carezza, l’ultima rassicurazione.

L’orrendo scossone. La corsa verso quelle camerette, il grido spezzato: papà, papà. Domenico arrivo, arrivo. Resisti, resisti. Polvere, sassi, disperazione. Dall’altra parte della casa il grido della mamma: Maria Paola è qui. Lo sento. Un barlume: arrivo ad aiutarti. No, è solo speranza. L’orrendo scossone non perdona. Nella notte, sul tetto che non è più un tetto, l’abbraccio di un padre e una madre. Quella casa che diventa una tomba, la tomba dei sogni, la tomba dei tuoi figli per i quali hai lottato e poi quella notte scopri che li hai solo portati nel baratro. E’ la tua storia che finisce, è la tua casa che sparisce, il tuo paese che non c’è più. Poi le luci del giorno beffarde. C’è il sole, sullo sfondo brilla il Gran Sasso. Gli uccelli cantano la primavera. Tu sei lì, a guardare il vuoto. Arrivano gli amici, i soccorsi. E inizia il rosario della morte: Gabriella, Luana, Berardino, Susanna, Fabio e poi ancora, ancora e ancora: fino a 38. Era quella la mia gente, è quella la mia gente anche nella morte.

I miei bambini estratti dalle macerie. Nemmeno il coraggio di guardarli. La morte non deve avere un volto. La vita deve trionfare: il ricordo è del sorriso, degli occhi pieni di gioia, non del ghigno mortale di una faccia disfatta. Mamma che si salva: il volto insanguinato non lo riconosco. Papà è ancora seppellito sotto una montagna di macerie. Si lavora per portarlo via. Poi vado via anche io, fuggo dall’orrore. Fuggo dalla mia storia. Fuggo dalla mia vita. Tutto finisce nella notte dell’orrendo scossone. Non sento la radio, non guardo la tv. Poi, qualche sera dopo, incrocio con gli occhi l’immagine della chiesa parrocchiale: lì si sono sposati mia madre e mio padre, lì sono stato battezzato, lì ho pregato con la mia gente la statua della Madonna delle Grazie. Mi dicono che devono portarla via. Era nella sua nicchia dalla fine del 1400, quando la mano ispirata dell’artista Carlo dell’Aquila l’a veva modellata. Siam peccatori ma figli tuoi, Maria di Grazie prega per noi: il canto è risuonato milioni di volte, almeno venti generazioni di onnesi hanno toccato quella statua, l’hanno baciata e hanno sfiorato quel bambino Gesù che stringe forte forte fra le manine un uccellino. La Madonna se ne va, depositata dentro un container. Terremotata anche lei. Tornerà, sì tornerà, quando le macerie risorgeranno.

Via dei Martiri non c’è più: nel 1944 la mano cattiva dell’uomo l’a veva resa simbolo della sofferenza, dell’uomo che si accanisce sull’ uomo. Diciassette onnesi, la mia gente, annientati dalla follia di una guerra senza senso. Quella strage mi ha perseguitato per trenta anni: ho cercato di capire, di spiegare, di dare una ragione a quella violenza tanto assurda. Ho sperato anche di dare uno spunto per cercare giustizia. Oggi via dei Martiri piange altri morti: stavolta l’assurdo è il tremendo scossone. Tanti anni fa scavando nella storia del mio paese mi sono imbattuto nelle carte dell’a rchivio parrocchiale. Mi colpì una data: 2 febbraio 1703. Il parroco di quel giorno scrisse: ora sesta, orrendo scossone, la chiesa parrocchiale per intercessione di San Piero Apostolo è rimasta in piedi, una sola persona è morta.

Nel 1753 fu costruito il campanile, intorno una scritta a ricordo del parroco che lo aveva fatto realizzare: Beneditus Pezzopan, Unda prepositus. Due giorni fa i vigili del fuoco hanno preso la campana grande recuperata fra le macerie del campanile. L’hanno fatta suonare nella tendopoli. Sarà rinascita? Alla mia gente dico andate avanti, io non so se ce la farò, non so nemmeno come sono riuscito e scrivere questi pochi pensieri. Grazie alla mia seconda famiglia: gli amici e colleghi del Centro. Grazie a tutti quelli che mi hanno aiutato e confortato in questi giorni. Quanto era bella Onna quella notte prima dello scossone orrendo.

Giustino Parisse

Il volontariato insorge contro Tremonti

L’iniziativa del ministro dell’Economia Giulio Tremonti di devolvere il 5 per mille ai terremotati abruzzesi, rischia di essere controproducente perché metterebbe in crisi tante piccole associazioni di volontariato, molte delle quali peraltro già attive nelle zone colpite dal sisma. A sostenerlo sono in tanti, dal consulente di Emergency Gianpaolo Concari al Forum del terzo settore, dal presidente del Coordinamento dei centri di servizio per il volontariato Marco Granelli all’Aduc.

Terza Ricostruzione? Siamo alla paranoia!

un articolo di Gaetano Vessichelli

Il discorso di Roma è stato privo di contenuti politici: solo una grande parata. Nel frattempo, tra Missionari della Libertà e libri pergamena il Paese affonda ma gli italiani non sembrano così stufi…

 

 

 

Non mi è mai capitato di scrivere un articolo su Silvio Berlusconi, vuoi perchè lo si trova praticamente ovunque, vuoi perché esistono penne che ne sanno più di me e sanno come attaccarlo e come difenderlo ed hanno cose molto più interessanti da raccontare. Con l’emozione di un debuttante dell’argomento mi limiterò a segnalare le sensazioni che mi ha “donato” il Premier in occasione del discorso di chiusura del I Congresso Nazionale del Popolo delle Libertà a Roma. Una manifestazione imponente, non c’è che dire, di un nuovo soggetto politico che entrerà nella storia della politica italiana ed europea. Ho aspettato il discorso del Presidente del Consiglio con calma e una strana sensazione di curiosità: due giorni prima su quel palco Gianfranco Fini, con senso di responsabilità, aveva fatto i conti con la cruda realtà e con la crisi che stringe al ventre il Paese. Nel padiglione 8 della Fiera di Roma invece, ho assistito a qualcosa che non può e non deve passare inosservato: una parata, nient’altro che una parata auto trionfalista ai limiti della realtà con tanto di libro pergamena in caratteri medievali e pura retorica decantata ad una Nazione che non ha più voglia di scherzare. Silvio Berlusconi ha nominato i “Missionari della Libertà” tra effetti speciali e maxischermi che moltiplicavano la sua sagoma: il Popolo della Libertà continua a seguirlo, in estasi, in tripudio e lo incorona leader assoluto per acclamazione. Il Presidente ammicca, ringrazia e chiama sul palco la sua truppa con le “sue dame” in prima fila. Qualche minuto per parlare di politica? Ecco qui: “Mi candido alle Europee e sfido Franceschini”, “Bisogna aggiornare la Costituzione”, “Siamo al 44% dei consensi e puntiamo al 51%, “Scuola: rivoluzione digitale con l’e-booking”, “Ambiente: basta imbrattare i muri e buttare le carte in terra”, “Futuro: siamo il partito che guiderà la Terza Ricostruzione”. Fine.

Stavolta, e lo dico con tutta la sincerità possibile, Silvio Berlusconi ha anticipato persino il mio stupore. In un periodo del genere dal Presidente del Consiglio mi aspettavo ben altro: la parata è stata bella, la festa è uscita bene e gli invitati sono contenti ma di politica, di piano sociale, di riforme ed interventi urgenti neppure l’ombra. In anticipo sul mio stupore dicevo, specialmente riguardo alla storia della Terza Ricostruzione: ha ragione Casini nell’affermare che “Berlusconi dice cose del 1994 come se fosse Alice nel paese delle meraviglie. Tutto ciò che chiede e che spera avrebbe dovuto farlo lui”. Niente di più vero: se escludiamo le fugaci apparizioni di Romano Prodi in veste di Premier, mi preme ricordare che l’Italia è governata dalla stessa persona da ben 15 anni. Chiedo venia, ma proprio non capisco: di quale Ricostruzione parla il Presidente? Chi è il Distruttore? Trovo alquanto infelice poi l’idea di presentarsi al congresso con il libro-pergamena con il discorso in discesa in campo del ’94 che porta la doppia data, quella storica e quella recente: un autogol tremendo? Magari! Qui siamo alla paranoia totale. Capitolo Europee: candidarsi alle Europee non è un atto di coraggio, assolutamente. Il leader del Pd Dario Franceschini ha colto la palla al balzo: “Berlusconi imbroglia l’Italia perché lui a Strasburgo non può andarci. Sarà l’unico leader europeo che invece di occuparsi di crisi farà comizi”. Il Presidente del Consiglio non ha risposto neppure a Fini che aveva chiesto dal Pdl “riforme e laicità”. Il presidente dell’Idv Antonio Di Pietro lo ha definito un “ducetto”, la Finocchiaro “reticente”: la definizione migliore secondo me, è quella del presidente di “Sinistra e Libertà” Nichi Vendola che, giorni fa, affermò che Berlusconi è “un uomo geniale dai tratti strabilianti capace di costruire un’intera epopea della vita culturale nazionale”.

Ma quello che alla fine resta è che il Presidente del Consiglio, nonostante un discorso vuoto di contenuti e fuori dalla realtà, è ancora e saldamente in sella. La cosa più sorprendente è che ha già riorganizzato le truppe: impressionante vedere quanti giovani hanno affollato il Padiglione 8, con quale entusiasmo e con quanta convinzione. Non riusciamo, o forse sarebbe più corretto dire, non vogliamo svegliarci e continuiamo a dare fiducia e credito ad un politico che ha fallito dopo più di un decennio di Governo. Berlusconi è stato uno dei sostenitori più accesi delle politiche liberiste ed ora si trova solo e prova ad inventarsi qualcosa senza nemmeno crederci molto. Il cambio di rotta degli Stati Uniti, con l’elezione di Barack Obama, sarà decisivo anche per le sue sorti: avete notato il raffreddamento tra le due parti? Economia, ambiente, riforme: Obama e Berlusconi parlano due lingue totalmente differenti ed ecco che il Presidente italiano afferma da Roma che “l’alleanza con Putin è indispensabile”, eccolo affrettare accordi sul nucleare con la Francia, eccolo non gioire più di tanto alla notizia dell’accordo tra Fiat e Chrysler: se c’era Bush reagiva così’ tiepido? Nel frattempo c’è un Paese da difendere da una recessione epocale ma ora zitti, i “Missionari della Libertà” cantano “Meno male che Silvio c’è” e Mara Carfagna sostiene: “La discesa in campo di Berlusconi ha rotto il giogo della cultura cattocomunista, marxista e gramsciana che ha portato allo smantellamento della famiglia ed alla mortificazione delle Forze Armate”. Già le Forze Armate, quelle che scioperano contro i 3,5 miliardi tagliati dal Governo: niente paura però perché la Terza Ricostruzione è appena cominciata. Agli italiani questa storiella piace eccome…geniale Presidente!

 

 

www.gaetanovessichelli.wordpress.com

E Casa Pound va a offendere i disabili

Attivisti di Casa Pound, il centro sociale della destra estrema romana, in occasione dell’inaugurazione di un centro per disabili, in via della Farnesina, nel XX municipio, per operea della cooperativa Effetto Natura. Lo striscione dei neofascisti recitava così:  “Travestiti da disabili, ma con le pance piene, siete sempre e solo iene”.

Da Casa Pound parlano di equivoco e manipolazione della notizia.

Dal mio blog invece si evince che lo striscione è abbastanza eloquente e, quantomeno, inopportuno….